Questo esercizio rimarrà chiuso per ferie dal 28/07/06 al 02/09/06

Ebbene sì, le agognate e meritatissime ferie estive sono arrivate.
Domani mattina si parte. Andrò nel posto dove ho trascorso le estati più belle di tutti gli anni 80.
Live 80s ritorna a settembre con tantissime nuove (ma di annata) storie semi serie.
Nel frattempo vi lascio in compagnia di un po’ di music summer 80.

Buon ascolto e buona estate a tutti D)


Gruppo Italiano “Tropicana”


Miguel Bosè “Bravi ragazzi”

Matia Bazar “Solo tu”

Stevie Wonder “For once in my life”



Lio “Amoreux solitaire”


Rettore “Lamette”

Tom Tom Club “Wordy Rappinghood”


Tv Sorrisi e Canzoni e la pubblicità di Same Govi

Oltre ai vari quotidiani a casa mia non poteva mai mancare il “TV sorrisi e canzoni”, altrimenti detto: sorrisecanzoni, sorrisi e panzoni, tv sorrisi e panzoni, il sorrisi.

La mia era una famiglia numerosa e ricordo un andirivieni di persone che girando per la casa chiedevano: “dov’ è il sorrisi e canzoni”? c’era sempre qualcuno che arrivava prima degli altri e che inspiegabilmente fagocitava il giornale fino al ritrovamento fortuito 5 o 6 giorni dopo.

Il settimanale era un punto di riferimento di musica, televisione e programmi ed era molto diverso da oggi…allora c’era bene o male qualcosa da leggere.

La cosa che più di tutte attirava la mia attenzione era la quarta di copertina degli anni’80, con la pubblicità dei prodotti Same Govi.

Potevo rimanere per ore seduta sul divano a gambe incrociate a fantasticare sul mistero delle scimmiette marine, sulle fragole che crescevano “sul tuo balcone”, sul aggeggio che ti permetteva di sentire le conversazioni degli altri e spaventata di fronte agli occhiali che facevano vedere le donne nude: temevo che qualcuno per strada con gli occhiali da sole potesse vedere al di là dei miei vestiti.

Pubblicità dei prodotti Same Govi (www.animamia.net)
same govi.jpg

Le scimmiette marine (www.animamia.net)
scimmie di mare.jpg


Gelati d’annata alla Ragnatela

Fra noi nostalgici degli anni ’80 c’è tutta una letteratura sui gelati dell’epoca.

Per me, in particolare, ricordi e sensazioni, che riguardano i gelati della mia infanzia, mi rimandano al piccolo paese di mare dove, da tempo, vado in vacanza.

I bar del posto allora erano 3: c’era quello nella piazzetta, che frequentavo poco perché aveva i gelati Sammontana, che, diciamocela tutta, non sono proprio un granchè; quello in fondo alla salita dal nome inglese per me impronunciabile avendo pochi anni di esperienza linguistica alle spalle, che aveva i gelati Motta; infine quello sulla strada che portava in paese che nel tempo ha avuto diversi nomi: il primissimo, quello di quando io ero poco più che una poppante, era “la ragnatela”.
Lì vendevano i gelati Algida-Eldorado, gettonatissimi da noi tutti, credo anche grazie alla pubblicità super trendy e onnipresente del “Cuore di panna”.

Ecco la mia classifica di gradimento:
N.1 cornetto;
N. 2 calippo a cocacola sapendo che quando te lo prendevi dovevi accettare senza polemiche i sorrisini dei maschietti;
N. 3 il Blob (che allora si chiamava Zaccaria, come il guardiano del parco dove avevo la casa);
C’era poi una categoria di “gelati per grandi”: quello al whisky, quello al caffè e tutta una serie di “coppa rica” che oltre ad essere costose, avevano qualche ingrediente che a mio giudizio era lecito solo agli adulti.

Come dimenticare poi il gelato dei puffi e lo “shark” che stimolavano poderose gare a chi aveva la lingua più blu o il “verde menta” (che dava luogo a calembour poco signorili) che invece la lingua te la faceva verde.

Il cono con la gomma nella punta “gommolo”, il ghiacciolo con la stecca di liquirizia “liuk”, il “piedone” e il similpatriottico “arcobaleno”.

Infine una commemorazione a parte la merita a mio giudizio “LA BOMBONIERA”, il gelato che mia madre mi comprava solo quando andavamo al cinema.

Era il più desiderato, prezioso e buono. Ricordo che persino il vassoietto interno aveva un odore gustosissimo che se lo sentissi ora mi verrebbero in mente immediatamente le poltroncine rosse e sgangherate del cinema “metropol” della mia città, defunto oramai da più di ventanni e l’omino dei gelati, anche lui vestito di rosso con a tracolla la cassetta delle leccornie.

Lista Eldorado
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Spot “Cuore di panna” 1982 (www.spot80.it)


I Taballeri

Fine anni 70 inizi anni 80 avevo più o meno 3 o 4 anni.

Piangevo disperata, spaventata a morte ogni volta che vedevo la copertina del 45 giri dei Kraftwerk, che mio fratello più grande ascoltava

Non so perché, è ancora oggi un mistero nel campo del neologismo, li ribattezzai “i Taballeri”.

Credo che niente mi abbia fatto più paura di questi ceffi durante la mia infanzia.

Finì che quel santo di mio fratello fu costretto a regalare il disco al figlio della signora del piano di sotto, contribuendo così alla mia serenità di bambina.

Piccolo particolare: da allora nessuno osò più parlare dei “Taballeri”, dei quali oramai ignoravo il vero nome.

5 minuti fa ho chiamato mio fratello perché mi dicesse come si chiamavano così da cercare un video da mettere sul blog; in fondo da allora sono passati circa 26-27 anni, sono una donna adulta, ora come ora vedo le cose diversamente….certo, certo: è APPARSO QUESTO VIDEO SUL MIO PC E IO ME LA SONO FATTA ADDOSSO DALLA PAURA COME QUANDO AVEVO 3 ANNI!!!!

Credo di dovere contattare uno psichiatra con la massima urgenza oppure potrei tentare di affrontare i mie mostri duettando con i Kraftwerk…magari appena mi vedono se la fanno addosso pure loro.

Kraftwerk - We are the robots

Per favore qualcuno mi testimoni che non sono la sola a trovarli appena appena sinistri…
devo ammettere però che la musica è bella


Figurine e francobolli drogati

Per tutta la mia infanzia ho vissuto con l’incubo delle figurine e dei francobolli drogati.

Come ogni bambino, uno dei miei passatempi preferiti era quello di collezionarle per completare i vari album Panini: c’era la raccolta del libro cuore, quella di Kiss me Licia e di altre serie televisive. Non c’era mamma in Italia che non insinuasse nel proprio figlio la paura delle figurine o dei francobolli in qualche modo contenenti droga.
Lo stato di allerta era ai massimi, secondo le madri, all’uscita delle scuole.
Il pericolo aveva le sembianze di loschi figuri che, appostati fuori l’edificio scolastico, distribuivano gratuitamente album e figurine di nuove collezioni.
Per cui l’imperativo categorico era “quando esci da scuola non prendere niente da gente che non conosci”

Le nostre mamme, ignare di quanto il marketing aziendale stesse per invadere le vite di ognuno, erano convinte che quelli che agli occhi di noi bambini apparivano come benefattori, fossero in realtà occulti spacciatori di sostanze strane che nascondevano sul retro dei francobolli (di modo tale che leccandoli si sarebbe avuto un primo approccio con esperienze estatiche) e nelle figurine.

Ingenue signore, quegli spacciatori non venivano ad iniziarci alla droga come cocaina o eroina, ma all’uso indiscriminato e compulsivo dei vostri soldi.
Erano assoldati infatti dalle aziende che vendevano album e robe del genere perché ci facessero venire l’acquolina regalandoci anteprime di nuove collezioni alle quali non avremmo saputo e potuto resistere.