Indipendenza o tendenze antisociali?
Al tempo delle elementari ho capito molto di me e della mia capacità di stare in mezzo agli altri.
I giorni più felici erano quelli in cui Alfredo, il mio compagno di banco, si ammalava.
La mia gioia non aveva le sue radici in un sadismo precoce, ma nel fatto che finalmente potessi avere il banco tutto per me.
Quando la maestra, appurata l’assenza e vista la sedia vuota accanto alla mia, accorreva per assegnarmi un provvisorio coinquilino, una fulmine rotante partiva dal mio occhio e si scagliava dritto e preciso nel suo: “preferisco rimanere da sola e aspettare il ritorno di Alfredo, avendo cura del suo posto”, rispondevo.
A quel punto il gioco era fatto e in preda a una perversa eccitazione, partivo con l’allestimento della postazione: lo zaino del Mulino Bianco lo spostavo sulla sedia del febbricitante e assente Alfredo, per procedere poi alla disposizione del portapenne (anche quello del Mulino Bianco, li avevo avuti con una raccolta punti), infine, quaderni e libri venivano distribuiti su tutto il perimetro del banco.
Alla fine, soddisfatta del nuovo assetto e della conquista della mia indipendenza, sognavo che Alfredo non tornasse più…non successe e fui costretta a ridargli i suoi spazi per molto tempo ancora.
Primo giorno di scuola
Pensando alla poca voglia di ritornare a lavoro ho ricordato l’attesa dell’inizio della scuola e tutti i riti che lo precedevano.
Ecco la lista:
n.1 comprare il grembiule. A memoria d’uomo non sono mai riuscita a riutilizzare quello dell’anno precedente, data la velocità con cui mi estendevo;
n. 2 operazione cartella nuova. L’apice della realizzazione l’ho raggiunto in quinta elementare quando mia madre cedette alle suppliche e mi destinò quella di Poochie…avevo 10 anni, alta 1,68 cm e di struttura tubolare. Con il grembiulino bianco e la cartella ero la caricatura di me stessa;
n.3 penne, portapenne, colori, gommine;
n.4 scelta del diario. Con questa operazione sviluppavo e definivo il senso degli acquisti tipicamente femminile.
Le variabili da considerare erano innumerevoli:grandezza, colore, a righe, a quadretti, bianco, musicale, dei cartoni. La funzionalità era solo un dettaglio.
n.5 scelta dell’abbigliamento del primo giorno, con relativa invenzione di scusa credibile da srotolare al momento giusto alla maestra per smettere il grembiule.
Tthree, two, one, zero
Ore 8 di una mattina di settembre: papà ed io nella mini minor marrone con i sedili senape. Tappa al bar moka per il cornetto da mangiare a ricreazione, parcheggio in doppia fila, e su per le scale dell’androne della scuola elementare, un bacio e l’immancabile “fai la brava”.
Varcata quella porta aveva inizio un nuovo anno che non avrei mai più dimenticato.
Ritorno dalle ferie
Ci siamo, le ferie sono finite, l’estate è stata piovosa, l’abbronzatura è quasi inesistente, ma le vacanze mi lasciano ugualmente un buon sapore in bocca.
Per il 28 esimo anno di fila sono andata a svernare in un bellissimo paesino dove ho assaggiato i primi gelati, ho dato il primo bacio, ho stretto amicizie inutili e quelle per la vita.
Lì ho conosciuto lo spettacolo di un tramonto, ho imparato a camminare sui sassi scomodi e ho cantato mille volte Albachiara sulla spiaggia seduta in cerchio fra gli amici.
Ma quest’anno l’atmosfera non era la solita: ognuno di noi, oramai trentenne, ha preso strade diverse e superata la malinconia tipica del ricordo, ho ripercorso quei sassi alla ricerca di emozioni e aneddoti da raccontarvi e guardando attentamente verso il mare ho rivisto la mia amica Nunzia ed io, panciutissime ottenni nell’estate del 1984 che, affannate e scoordinate più che mai cercavamo ostinatamente di afferrare la vela di un wind surf finendo inesorabilmente a fondo e un minuto dopo cantare beate e a squarciagola: “siamo la coppia più grassa del mondo e ci dispiace per le altre che sono magre che sono magre e che non sanno più cos’è il gattò* ”…perché nella vita l’importante è crederci.
Buona ripresa a tutti.
*o “gateau” per i palati più fini o “pizza di patate” per i minimalisti.