Fuori tema carino

Oggi niente post sugli anni 80.
Metto questa cosa carina che ho trovato andando in giro per blog…anche se in realtà non mi si addice molto.


Aspettando che Eros Ramazzotti si dissolva come Luis Miguel

Ieri vi parlavo del fenomeno tipicamente anni 80 delle star bambine, il quadro non può considerarsi completo se non si cita colui che fece breccia nel cuore delle teenager italiane nella seconda metà del decennio: Luis Muguel, Julio Iglesias delle ragazzine.

15 enne ragazzotto messicano, alto anche lui come Nikka poco più di 1,50 cm, senza un briciolo di collo, narici pronte ad accogliere al loro cospetto un autotreno e uno spazio di 20 centimetri fra un incisivo e l’altro.

Arriva da lontano deliziandoci con l’indimenticabile “Noi, ragazzi di oggi (pronunciata con vocale chiusa)”: testo profondo e musiche di alto valore artistico, insomma l’ennesima sola sudamericana propinata all’Italia che, come abitudine, non se ne fa scappare una.
Non esportiamo musica neanche sotto tortura (intendo quella di qualità), ma in compenso importiamo tutto quello che di più trash offre il mercato.

Anche Luis Miguel era tra gli interrogativi insoluti della mia infanzia: cosa diavolo trovavano le mie coetanee in quel bambinetto ingiacchettato, con quell’odiosa sciarpetta bianca, sguardo spiritato e sorriso ebete? E poi perché questa mania di vestire i “bambini famosi” con discutibili vestiti da grande, creando l’effetto “scimmietta ammaestrata col tutù”?
La mia antipatia verso il grande Luis aggiunse una vena polemica nei rapporti con le amichette del tempo: io non mi spiegavo il loro sbavargli dietro; loro non si spiegavano il mio disgusto.

Ma Luis non era il solo a creare disarmonia fra le mie amiche e me: un altro grande pomo della discordia era Eros Ramazzotti, non una star bambina, ma un grandissimo fardello che ho dovuto portarmi dietro fino quasi all’adolescenza…faccio outing e confesso che, poiché il suo successo non è mai tramontato, nei momenti difficili, quando la sicurezza di teenager vacilla e le amiche ti emarginano, ho comprato la musicassetta di “Musica è” (il brano durava ben 11 minuti 11) e ho imparato a memoria “Ti sposerò perchè”: è terribile cosa si fa per sentirsi parte di un gruppo, ma la cosa importante da sapere è che l’adolescenza si supera e soprattutto che alcuni fenomeni scompaiono…alcuni, ma non tutti.

Ecco il grande Luis che ci canta “Ragazzi di oggi”


Volevo essere Nikka Costa

Sicuramente gli anni 80 sono stati il periodo più fertile per le “child star”.
In tutto il decennio a causa di questo fenomeno l’età media dei cantanti si era abbassata di una decina d’anni.
I requisiti indispensabili per avere successo erano essere dodicenne (ma più giovani erano e meglio era), belloccio/a, sudamericano/americano, e nani.

Nikka Costa è stato il mio tormento: 1, 30 di bambina*, ovviamente bionda e boccoluta, ovviamente con gli occhi azzurri, e ovviamente con una voce strepitosa. Anche io canticchiavo: d’accordo non avevo il suo pubblico, il mio microfono era la doccia del bagno, non sono mai andata più in là della mia camera, ma cavoli LEI AVEVA UN PADRE MUSICISTA e tutti sono bravi e venire fuori così, no?
Per anni questa è stata la mia magrissima consolazione, intanto Nikka scalava le classifiche, aveva bei vestiti, girava il mondo e commuoveva tutti con la struggente interpretazione “occhi negli occhi” accanto al padre.

Nella mia cameretta, migliaia di volte ho voluto essere Nikka Costa: avevo un quadro appeso al muro con un mio ritratto fatto a matita, fissavo gli occhi sul foglio e fingevo fosse una telecamera….ah se mi avessi visto Nikka mia, avresti subito convinto tuo padre a portarmi con voi in turnè.
Qualche anno dopo ho capito che era ora di smettere di ballare nella mia camera e di cercarmi un lavoro serio…ogni tanto però non so resistere, prendo la doccia e via: ho di nuovo 6 anni, canto “On my own” e sogno di essere Nikka Costa.

*ricordo ai lettori che la mia infanzia è stata particolarmente difficile, a causa della mia spropositata lunghezza, che è durata solo negli anni in cui la norma voleva che entrassi in banchetti microscopici e in lillipuziani sedili per altalene; per la cronaca ora sono un banalissimo e insignificante 1, 68 cm

Nikka Costa
“On my Own”, al Festivalbar del 1981


80’s cartoons vodcast parte II

Se vi è piaciuta la merenda di ieri approfittatene: oggi si replica:)

Merendine alla mano, sentiamo un altro po’ di musica, quella dei cartoni anni 80.

Ecco a voi il secondo vodcast con le sigle più belle.

Buona ascolto e alla fine ricordate di pulirvi i baffi di cioccolata e prima di salutare il vostro capo ricordate di togliere i bavaglini, riaggiustarvi la cravatta e riassumere un’espressione matura….probabilmente anche lui nasconde un piccolo segreto!

p.s. un ringraziamento speciale va a www.maidirevideo.it


80’s cartoons vodcast parte I

A questo punto della giornata, direi che è arrivata l’ora della merenda e di un po’ di sana tv dei ragazzi.

Per tutti i nostalgici dei cartoni degli anni 80, ho preparato un po’ di vodcast con le sigle.
Buon ascolto e soprattutto buon ricordo.

p.s. un ringraziamento speciale va a www.maidirevideo.it