Babbo Natale, per te la porta è sempre aperta
Domani faccio ritorno alla “casa madre”, del resto si sa: “Natale con i tuoi”.
Mi aspetta una paziente attesa di Babbo Natale, che sono fiduciosa, quest’anno arriverà…qualcuno mi ha detto che ci tiene da morire ad avere un post dedicato a lui su questo bloggetto, speriamo solo si ricordi che l’ultima volta che ci siamo visti avevo più o meno 8 anni e che la maglieria magica di Barbie non sortirebbe su di me
l’ effetto di allora, ma il dolce forno sì, capito Babbo?

Nel frattempo vi lascio con lo spot natalizio, ricordo dei miei Natali più belli.
Buone feste e buon anno a tutti quelli che capiteranno su questa pagina e mi raccomando se sentite delle campanelle, seguite da passi pesanti, non dimenticate di spegnere la luce e di ficcarvi sotto le coperte, qualcuno ha un regalo per voi:)
Auguri Coca Cola
Le “Vacanze di Natale” non sono più quelle di una volta
Odio i film di Natale e odio Massimo Boldi che insieme a Gene Gnocchi rimmarrà, a mio avviso, uno degli interrogativi inevasi nel panorama comico italiano.
Tuttavia non posso fare a meno di ammettere che un film-panettone (come si dice adesso) che ho tanto amato esiste…e lo grido ai quattro venti:
Vacanze di Natale 1983.
Mai ritratto di un’ epoca fu più fedele alla realtà. Gli anni 80 sono, in questa pellicola, magistralmente riassunti ed ora che la faccenda è stata metabolizzata e il periodo rivalutato, possiamo guardarla con un po’ di nostalgia e meno puzza sotto al naso.
Cortina che pulula di riccastri milanesi, con marito impellicciato e moglie annoiata che ripiega sul pianista di piano bar (figura, allora più che mai sulla cresta dell’onda, seguita dal mestro di sci e da quello di tennis); comitive di figli di papà, per finire con gli immancabili “cafoni” che, dopo anni di sacrifici debuttano nell’esperienza della “settimana bianca”.
La musica “ruffiana” che richiama i successi più ballati in discoteca.
E poi gli occhiali a specchio (li ho portati anche io e spontaneamente), i mon boot pelosi, Claudio Amendola quando era figo, Cristian De Sica “nun me angoscià”, Karina Huff che mi ha rovinato un’ infanzia con il suo visetto da americanina e fisichetto inarrivabile, dulcis in fundo il maestro di sci che recita il suo motto fino ad anestetizzarti le orecchie (e chiunque abbia preso una volta nella vita una lezione di sci, sa di cosa parlo) “peso a valle e sci a monte” in rigoroso accento veneto.
Vabbè mi fermo qui e lascio la parola alle immagini.
buona visione
Quel giorno a Central Park
L’8 dicembre del 1980 avevo quasi 5 anni.
Ricordo, come in un brutto sogno, il terremoto che qualche giorno prima sconvolse le vite di tanti di noi; a sprazzi ho memoria della prima volta che ho assaggiato la neve nel viaggio che dalla Campania portò me e la mia famiglia a Verona, lontano dalle scosse di assestamento.
L’8 dicembre del 1980 mi ricordo di una voce che dice a mio fratello:
“hanno ammazzato John Lennon”.
Senza rendermene conto da quel momento la mia vita andò decisa verso una direzione, non so quale fosse quella scartata, ma so con certezza che quel giorno a soli 4 anni e mezzo imboccai una strada che mi ha portato ad essere ciò che oggi sono.
Quel giorno, mentre un corpo cadeva per terra, una leggenda prendeva il volo e dal Central Park arrivava ovunque, persino da me.
Grazie John
Starting Over
Come together
Instant Karma
How do you sleep
Woman
Jealous guy