Voglio vederti danzare

Scene di vita vissuta

Lui: sai, io ho frequentato il mondo della danza

lei: ah, bello! Allora conoscerai di certo Enzo Avallone

Lui: ehm, no

Lei: ma come? Truciolo

Lui: ehm, no

Lei: ma come? il ballerino biondo che ballava negli anni 70 con Stefania Rotolo

Lui: Stefania chi?

Lei: ammetto che a volte sono un tantino petulante, ma a te mancano proprio le basi.

Questa sì che era una sigla: 3 minuti e 45 secondi di coreografie.
Stefania Rotolo e Enzo Avallone, dopo di voi nessuno più.

TILT, 1979




Quando c’erano le enciclopedie

Allora internet era fantascienza.
Niente cazzeggio quotidiano fra mail con catenone di santantonio e “fare networking”.
Niente wikipedia o motori di ricerca.
Allora era il 1983 e se avevi un dubbio, poteva anche capitarti di morire prima di conoscerne la soluzione.

Noi bambini, per esempio, alle prese con noiosissime ricerche scolastiche, ci affidavamo a una strumentazione cartacea, che o era lì perché acquistata consapevolmente o, come più spesso accadeva, perché un giorno i genitori, oramai sfiniti, svenuti, ma con la penna in mano opportunamente orientata verso la riga del “Firma qui”, si erano impegnati a pagare rate fino alla morte; quel giorno c’erano state visite: il rappresentante di enciclopedie, approfittando dello spioncino rotto, era riuscito a varcare la soglia di casa.

Se esisteva una cosa che allora era temuta da tutti era la vendita delle enciclopedie: i metodi per convincerti erano i più disparati, ma come al solito quello più efficiace era fare leva sui bambini.

Un giorno di una settimana di un mese del 1983, arriva a mio nome una bella letterina, il cui testo, rivolto direttamente alla sottoscritta, diceva che se la domenica successiva i miei genitori ed io ci fossimo presentati in un prestigioso albergo della mia città (teatro del futuro matrimonio della mia amichetta del cuore) avrei potuto ritirare una MERAVIGLIOSA bambola tutta per me: apriti cielo, neanche fosse stato il giorno più bello della mia vita.

Ho supplicato e convinto i miei ad andare: loro già sapevano, io speravo.
Già mi vedevo tornare a casa con quella MERAVIGLIOSA bambola, alta quanto me che mangiava, cacava, diceva mamma e mi faceva pure i compiti.

Finalmente domenica fu.

Ricordo due scene ben distinte di questo episodio:

1) i miei trascinati dalla mia forza mentre salivamo per le scale, e un signore che scendendo ci dice: “no, era un semplice incontro volto alla vendita di un’ enciclopedia”;

2) La figlia del signore che aveva i mano la MERAVIGLIOSA bambola

Era di pezza. Di quelle con le treccine di lana. Con la faccia schiacciata. Il corpo pure. Puzzava. Era alta sì e no 15 centimetri.

Ecco, questa mi piace ricordarla come una delle più grandi figure di merda della mia vita: verso mamma e papà, che hanno sempre ragione e verso me stessa, che ero, sono e sarò sempre una tontolona.

Ah, l’enciclopedia non l’abbiamo comprata, ne avevamo già una col suo bel vano raccoglitore: IQUINDICI, ma questo è un altro capitolo.