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The following is a list of all entries from the costume anni 80 category. Noteworthy entries are filed topmost.

Quando c’erano le enciclopedie

Allora internet era fantascienza.
Niente cazzeggio quotidiano fra mail con catenone di santantonio e “fare networking”.
Niente wikipedia o motori di ricerca.
Allora era il 1983 e se avevi un dubbio, poteva anche capitarti di morire prima di conoscerne la soluzione.

Noi bambini, per esempio, alle prese con noiosissime ricerche scolastiche, ci affidavamo a una strumentazione cartacea, che o era lì perché acquistata consapevolmente o, come più spesso accadeva, perché un giorno i genitori, oramai sfiniti, svenuti, ma con la penna in mano opportunamente orientata verso la riga del “Firma qui”, si erano impegnati a pagare rate fino alla morte; quel giorno c’erano state visite: il rappresentante di enciclopedie, approfittando dello spioncino rotto, era riuscito a varcare la soglia di casa.

Se esisteva una cosa che allora era temuta da tutti era la vendita delle enciclopedie: i metodi per convincerti erano i più disparati, ma come al solito quello più efficiace era fare leva sui bambini.

Un giorno di una settimana di un mese del 1983, arriva a mio nome una bella letterina, il cui testo, rivolto direttamente alla sottoscritta, diceva che se la domenica successiva i miei genitori ed io ci fossimo presentati in un prestigioso albergo della mia città (teatro del futuro matrimonio della mia amichetta del cuore) avrei potuto ritirare una MERAVIGLIOSA bambola tutta per me: apriti cielo, neanche fosse stato il giorno più bello della mia vita.

Ho supplicato e convinto i miei ad andare: loro già sapevano, io speravo.
Già mi vedevo tornare a casa con quella MERAVIGLIOSA bambola, alta quanto me che mangiava, cacava, diceva mamma e mi faceva pure i compiti.

Finalmente domenica fu.

Ricordo due scene ben distinte di questo episodio:

1) i miei trascinati dalla mia forza mentre salivamo per le scale, e un signore che scendendo ci dice: “no, era un semplice incontro volto alla vendita di un’ enciclopedia”;

2) La figlia del signore che aveva i mano la MERAVIGLIOSA bambola

Era di pezza. Di quelle con le treccine di lana. Con la faccia schiacciata. Il corpo pure. Puzzava. Era alta sì e no 15 centimetri.

Ecco, questa mi piace ricordarla come una delle più grandi figure di merda della mia vita: verso mamma e papà, che hanno sempre ragione e verso me stessa, che ero, sono e sarò sempre una tontolona.

Ah, l’enciclopedia non l’abbiamo comprata, ne avevamo già una col suo bel vano raccoglitore: IQUINDICI, ma questo è un altro capitolo.


A volte riaprono

Una della cose che più preferisco è fare la spesa.

Cerco con cura i supermercati dove spendere parte del mio tempo libero;
raccolgo con avidità i volantini delle offerte;
seleziono con apposita crocetta i prodotti più convenienti e, lista alla mano, compilata seguendo il percorso e la disposizione del punto vendita, esco di casa.

Dopo anni di frequentazioni, ho la mia lista di preferiti che non segue necessariamente un criterio di convenienza o di qualità. Diversi sono i motivi che mi spingono a comprare in un supermercato piuttosto che in un altro:

Alla Sma si risparmia; al Pam c’è grande scelta e ariosità; al Gs, a parte qualche punto oscuro sulle offerte speciali, ci sono dei deliziosi mini carrelli telescopici (adorati oramai non solo dalle nonnette).
Ma uno in particolare mi mette allegria: l’Esselunga.
Il punto vendita vicino casa è piccolo, tarato più sui single, non estremamente conveniente (ad eccezione delle offerte sui vini) e neanche fornito di tutte le marche.
Per una serie di coincidenze, mi sono trovata a farci la spesa sempre in momenti di semi gioia o felicità estrema (sono una che si accontenta di poco): colloqui di lavoro andati bene, promesse di assunzione ovviamente inevase, vacanze imminenti, il quasi marito che cambia lavoro per uno apparentemente più bello (cosa che peraltro succede mediamente ogni 8 mesi); oramai è tradizione andare lì quando c’è da festeggiare.
Un mese fa è stato chiuso.
Sgomento e un pizzico di tristezza; sono da poco tempo in questa città e già mi affeziono ai posti e per di più a un supermercato? Sono una passionale, con tendenza alla nostalgia, ma con capacità di veloce ripresa, per cui incuriosita dalla possibilità di avere nei paraggi un supermercato non ancora sperimentato, ho chiesto alla cassiera quale sarebbe stata la nuova insegna.
Riporto testualmente:
Io: (con un po’ di timidezza e timorosa di urtare la sua sensibilità) “chi subentrerà adesso” (e nella mi testa un turbinio di promettenti insegne circolavano vorticosamente: Conad? Careffour? Sigma? Maxi Futura? Alvi? e in più un paio di neologismi della GDO da me creati).

Cassiera: S-T-A-N-D-A

Io: S-T-A-N-D-A? Ma sono anni che non esiste più in tutta Italia;

Cassiera: (con sorriso beffardo) Infatti.

Nella mia infanzia anni 80 la Standa ha avuto un ruolo essenziale: era sì la casa degli italiani, ma in particolare la sentivo casa mia; mia madre ci aveva lavorato da ragazza, emancipandosi da un padre all’antica e aveva dovuto licenziarsi una volta sposata, perché le ragazze della standa dovevano essere rigorosamente signorine (quando licenziarsi perché sposate era un segno di un successo raggiunto e non una discriminazione). Quel posto per me rappresentava la giovinezza di mia madre, il luogo dove, vestita di gonne a palloncino e foulard tra i capelli, me la immagino con ancora una vita davanti e sogni da realizzare.

Tre giorni fa ho deciso di andare incontro al mio passato: emozionata sono andata alla rediviva Standa.
Piccole tracce dell’esselunga che fu, tanta confusione e nulla del supermercato di quando ero bambina.

Delusa, aspetto che ripeschino dal dimenticatoio quel meraviglioso gioco che facevano a Fantastico in cui una famiglia vinceva due minuti di spesa selvaggia, dove? Ovviamente alla standa, la casa degli italiani, almeno fino agli anni ‘80.


Le “Vacanze di Natale” non sono più quelle di una volta

Odio i film di Natale e odio Massimo Boldi che insieme a Gene Gnocchi rimmarrà, a mio avviso, uno degli interrogativi inevasi nel panorama comico italiano.
Tuttavia non posso fare a meno di ammettere che un film-panettone (come si dice adesso) che ho tanto amato esiste…e lo grido ai quattro venti:
Vacanze di Natale 1983.

Mai ritratto di un’ epoca fu più fedele alla realtà. Gli anni 80 sono, in questa pellicola, magistralmente riassunti ed ora che la faccenda è stata metabolizzata e il periodo rivalutato, possiamo guardarla con un po’ di nostalgia e meno puzza sotto al naso.

Cortina
che pulula di riccastri milanesi, con marito impellicciato e moglie annoiata che ripiega sul pianista di piano bar (figura, allora più che mai sulla cresta dell’onda, seguita dal mestro di sci e da quello di tennis); comitive di figli di papà, per finire con gli immancabili “cafoni” che, dopo anni di sacrifici debuttano nell’esperienza della “settimana bianca”.

La musica “ruffiana” che richiama i successi più ballati in discoteca.

E poi gli occhiali a specchio (li ho portati anche io e spontaneamente), i mon boot pelosi, Claudio Amendola quando era figo, Cristian De Sica “nun me angoscià”, Karina Huff che mi ha rovinato un’ infanzia con il suo visetto da americanina e fisichetto inarrivabile, dulcis in fundo il maestro di sci che recita il suo motto fino ad anestetizzarti le orecchie (e chiunque abbia preso una volta nella vita una lezione di sci, sa di cosa parlo) “peso a valle e sci a monte” in rigoroso accento veneto.
Vabbè mi fermo qui e lascio la parola alle immagini.
buona visione


Signor Mulino Bianco? Io sono sua figlia

Negli anni 80 il marketing si è sbizzarrito inserendo gadgets di ogni tipo nei prodotti.

L’esempio più famoso è quello delle merendine del mulino bianco che con le sorprese da collezionare ha spinto le mamme ad una rassegnazione degna di un buddista e i bambini alla bulimia conclamata.
Al supermercato il mio unico pensiero era quello di arraffare il maggior numero di confezioni e, arrivati a casa, di distruggere la scatola per accaparrarmi l’oggetto del desiderio.

L’oggetto del desiderio era una scatolina che ricordava quella dei fiammiferi (chissà perchè?) con sopra l’immagine del mulino nella prateria sotto un cielo azzurro. Due erano i tipi di sorprese: gomme a forma di merendine (cornetti, crostatine, biscotti) o giochi.

Soffermandoci sui giochi, credo che battessero per inutilità e difficoltà di montaggio di gran lunga quelli dell’ovetto kinder.
Se dentro la scatola c’era un gioco e non una gommina, calava su di me una delusione inenarrabile, ma per una strana alchimia continuavo a sperare e ad aprire la sorpresa credendo di trovarci il gioco del secolo, ma perché?
E i doppioni? Vogliamo parlarne? A qualcuno è mai capitato di trovare due o più sorprese di quelle belle? Ovviamente no. Sono certa che riempissero le confezioni di un numero spropositato di oggettini insulsi che creavano nel bambino una reazione del tipo: “ah sì? Ho trovato quella brutta? Ora ti faccio vedere io, caro il mio mulino bianco, a costo di diventare diabetico a 3 anni farò comprare alla mia mamma tante di quelle merendine finchè non troverò la sorpresa dei desideri”. Risultato: bastardi uffici marketing 1, babbei bambini tutti ciccia e brufoli 0.

E allora, caro signor Mulino Bianco, scusa se ti do del tu, puoi per favore dire ai tuoi scagnozzi del marketing che controllano le nostre menti, leggono i nostri pensieri e prevengono i nostri desideri, che ho 30 anni, gli anni 80 sono finiti e non ci casco più? E ora scusa ma ti devo lasciare: al super mercato sotto casa hanno i grancereale in sconto e se non mi precipito finiscono le scorte…
Ops! Vabbè lo ammetto, sono un caso perso.
Sono una bambina degli anni 80, dopotutto mi avete creata voi e mi avrete in pugno per sempre.
Abbiate cura di me.
gomminine.JPGmulino fruttino.JPGmulino gioco.JPGmulino magico.JPGmulino pittore.JPG


La sacra piramide di latta

Negli anni 80 una delle attività preferite da molti ragazzi era collezionare lattine di bibite.
La collezione invidiabile doveva spaziare dalle più diffuse, ai pezzi rari messi sul mercato in occasione di eventi speciali o quelle straniere reperibili solo all’estero, che in più avevano il vantaggio di comunicare lo status del collezionista: viaggiatore e figo esploratore di mondi lontani.

Allora ero troppo piccola per averne una tutta mia, ma i miei fratelli 68 ini lo fecero per me.

Ricordo piramidi altissime che, sfidando la gravità, sono sopravvissute a partite di pallone in cameretta…siccome però, nulla è per sempre, tira che ti ritira, quel giorno che tutti temevano arrivò: una bimbetta di 4 o 5 anni che allora incominciava a prender confidenza con le proprie abilità motorie, sferrò un calcio al pallone che schiantandosi insesorabilmente contro la sacra piramide, la trasformò in proiettili vaganti ma fortemente orientati verso il vetro della finestra, che frantumandosi, creò un varco ad alcune delle lattine: finalmente libere di volteggiare nell’aria, abbandonarono per sempre la mensola museale.
Panico, terrore, paura, fu allora che compresi il significato di questi tre stati d’animo.
La clemenza che si deve a una bimba ancora piccola, mi salvò, ma mi fu impedito per sempre di avvicinarmi alle sopravvissute.
Ed è per questo che oggi voglio rendere onore a ciò che della collezione di famiglia è rimasto.

Resti di un passato glorioso foto by, Bizio Boy
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Lattina della coca cola, edizione limitata prodotta in occasione delle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Olimpiadi storiche, queste, boicottate dagli Stati Uniti e da altre nazioni a causa della guerra tra Afganistan e Unione Sovietica.
Lattina Sprite, prodotta in occasione del 65° giro d’Italia, 1982, edizione vinta dal francese Bernard Hinault del team Renault. Foto by Bizio Boy
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