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The following is a list of all entries from the pubblicità anni 80 category. Noteworthy entries are filed topmost.
Amanda Lear testimonial Fiat
In questo filmato la preistoria della pubblicità delle automobili: Amanda Lear testimonial per la Fiat nel Natale del 1983.
Meditate gente, meditate
Certo che negli anni ‘80 eravamo veramente avanti…chissà però cosa c’era dietro!
Renzo Arbore spot birra
Se son bello mi merito un Campiello
Ve la ricordate? E’ la pubblicità dei biscotti Campiello.
Siamo ben lontani dalla malizia degli spot degli ultimi anni, ma in sintonia con il topos del periodo: lo spot riprende infatti film come “Et” e la “storia infinita” di gran culto fra i ragazzi.
Il protagonista è un robotino parlante che invece di floppy ingurgita biscotti Campiello con miele d’acero, indispettendo la solita bimbetta bionda, altro topos della pubblicità degli anni 80;
Il claim è semplice semplice: “Se son bello, mi merito un Campiello”.
Qualcuno si sente di commentare l’espressione della “mamma” quando scopre il Be Bop il robot? Da Oscar, decisamente da Oscar.
Grazie a spot80
A grande richiesta, si fa per dire
Il Mugnaio Bianco, lo sfigato per antonomasia della pubblicità.
Sempre sul punto di incontrare la sua Clementina.
Mi faceva venire un nervoso, come in quei sogni in cui devo fare la pipì e non trovo mai il bagno. (che delicatissimo esempio)
grazie al sempre grande spot80
Signor Mulino Bianco? Io sono sua figlia
Negli anni 80 il marketing si è sbizzarrito inserendo gadgets di ogni tipo nei prodotti.
L’esempio più famoso è quello delle merendine del mulino bianco che con le sorprese da collezionare ha spinto le mamme ad una rassegnazione degna di un buddista e i bambini alla bulimia conclamata.
Al supermercato il mio unico pensiero era quello di arraffare il maggior numero di confezioni e, arrivati a casa, di distruggere la scatola per accaparrarmi l’oggetto del desiderio.
L’oggetto del desiderio era una scatolina che ricordava quella dei fiammiferi (chissà perchè?) con sopra l’immagine del mulino nella prateria sotto un cielo azzurro. Due erano i tipi di sorprese: gomme a forma di merendine (cornetti, crostatine, biscotti) o giochi.
Soffermandoci sui giochi, credo che battessero per inutilità e difficoltà di montaggio di gran lunga quelli dell’ovetto kinder.
Se dentro la scatola c’era un gioco e non una gommina, calava su di me una delusione inenarrabile, ma per una strana alchimia continuavo a sperare e ad aprire la sorpresa credendo di trovarci il gioco del secolo, ma perché?
E i doppioni? Vogliamo parlarne? A qualcuno è mai capitato di trovare due o più sorprese di quelle belle? Ovviamente no. Sono certa che riempissero le confezioni di un numero spropositato di oggettini insulsi che creavano nel bambino una reazione del tipo: “ah sì? Ho trovato quella brutta? Ora ti faccio vedere io, caro il mio mulino bianco, a costo di diventare diabetico a 3 anni farò comprare alla mia mamma tante di quelle merendine finchè non troverò la sorpresa dei desideri”. Risultato: bastardi uffici marketing 1, babbei bambini tutti ciccia e brufoli 0.
E allora, caro signor Mulino Bianco, scusa se ti do del tu, puoi per favore dire ai tuoi scagnozzi del marketing che controllano le nostre menti, leggono i nostri pensieri e prevengono i nostri desideri, che ho 30 anni, gli anni 80 sono finiti e non ci casco più? E ora scusa ma ti devo lasciare: al super mercato sotto casa hanno i grancereale in sconto e se non mi precipito finiscono le scorte…
Ops! Vabbè lo ammetto, sono un caso perso.
Sono una bambina degli anni 80, dopotutto mi avete creata voi e mi avrete in pugno per sempre.
Abbiate cura di me.
