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Scuola Furano
Navigando, navigando ho scoperto il gruppo “Scuola Furano“.
Sono italiani e hanno esordito nel 2004; il genere è “elettronica anni 80″.
Posto il video “Chocolate glazed”. Ad eccezione di alcuni passaggi, è tutto come negli anni 80: il sound e la grafica sono perfetti.
Ditemi che ne pensate.
Scuola Furano, Chocolate Glazed
Fuori tema carino
Oggi niente post sugli anni 80.
Metto questa cosa carina che ho trovato andando in giro per blog…anche se in realtà non mi si addice molto.
La casa di Barbie
Suonano alla porta, ho circa 3 anni e mezzo.
Mia madre mi invita a vedere chi bussa: Barbie e la sua casa mi chiedevano di entrare, dietro di loro, mia zia Anna. Le aveva incontrate in ascensore.
A momenti svenivo, tutto il fiato che avevo premeva per uscire.
Dopo un tentativo di rianimazione da parte di mio fratello, decisi che potevo rimanere anche in apnea. La sola cosa da fare era aprire la scatola e lanciarmi nella costruzione dell’edificio.
3 piani di cartone con ascensore: al primo piano la cucina; al secondo la zona living e al terzo la zona notte. Il tutto si teneva in piedi grazie a colonne di plastica gialle e l’ascensore (anche esso giallo) andava su e giù con una cordicina.
La casa era semi arredata. La dotazione prevista era: soggiorno minimalista (un divano, una poltrona e un tavolo gialli); un letto rosa; la cucina (frigo, vivande, fuochi, tavolo sedie).
Se la memoria non mi inganna credo di aver provveduto personalmente al completamento dell’arredo comprando:
1) integrazione del soggiorno: uno in vimini e uno anni 70 con plastica e rivestimento in stoffa colorata;
2) armadio e comodini;
3) piscina rosa, che prometteva bolle di sapone, che nessuno riuscì mai a far uscire;
4) varie ed eventuali.
Dopo 4 anni, le Barbie ed io traslocammo sul tappeto: la casa da tempo era in bilico, un anno di oscillazioni e poi il crollo.
La cosa ci dispiacque, ma relativamente. Già da un po’ meditavamo di abbandonare la città per una più salutare vita agreste.
Il caso volle che l’impresa edile Mattel lanciasse sul mercato delle splendide ville di campagna, bianche e super lussuose, ma mia madre non ottenne il mutuo e noi rimanemmo sul tappeto che fu ribattezzato l’ “openspace di Barbie”.
Casa di Barbie del 1975. La mia, degli anni ‘80, era un po’ diversa nei colori
Mobili della cucina in dotazione con la casa
Salotto anni’70 con cui integrai l’arredo in dotazione


Casa di Campagna che non avemmo mai
Il profumo del nonno per le scale e l’aroma delle mie scarpe nello showroom
La giornata lavorativa è finita.
Torno a casa e mentre apro il portoncino del mio palazzo di emigrante improvvisamente qualcosa schiaccia il tasto rewind nel mio cervello: da poco qualcuno è sceso per le scale lasciandosi dietro la scia di un dopobarba e catapultando me in un mare di sensazioni confuse ma piacevoli.
Scrivendo queste pagine ogni giorno scavo nella memoria cercando immagini, parole, canzoni o persone, ma quanto sono importanti gli odori per rivivere ciò che non è più?
Ne basta uno, dimenticato su una scala, per avviare la macchina del tempo e ricordarmi che forse quel profumo lo usava nonno Vincenzo o papà (anche lui Vincenzo, il terrone osserva e conserva le tradizioni più di un antropologo) e richiamare alla mente una parte della mia vita molto piacevole: l’infanzia, quando andavo dai nonni e mi annoiavo, perché i grandi parlavano di cose per niente fascinose, salvo poi, seduta a cavalcioni su una gamba anziana, immaginare di trotterellare su un pony, mentre il mio naso aspirava distrattamente qualcosa che la mente avrebbe conservato e che un giorno mi avrebbe regalato la fotografia precisa di quell’istante.
L’”attacco di memoria” è così, ti coglie all’improvviso e finchè si tratta del profumo del nonno ti fa anche piacere, ma quando si tratta di quella volta in cui tua madre ti ordinò di non giocare a pallavolo con Donatella, perché dopo poco avevi la prova dell’abito della prima comunione e le tue scarpe da ginnastica non regolavano la traspirazione dei tuo arti inferiori e tu, non curante dell’altrui consiglio, sfoderasti l’intero repertorio di Mila Atzuki e srotolando a tua madre la più crudele delle bugie osasti toglierti le scarpe nel prestigioso show room, provocando una temporanea chiusura al pubblico dell’esercizio, gettando everybody nella vergogna più vergognosa, forse vorresti soffrire di amnesie mentali e olfattive e ricordare cose di te e della tua infanzia, è il caso di dire, tutte rose e fiori. (questo è in assoluto il periodo con più coordinate che essere scrivente abbia mai scritto, che voi sappiate posso mandarlo a qualche tipo di concorso e aspirare al podio?!!)
A proposito di memoria olfattiva: le gommine profumate.
Negli anni 80 era un must collezionarle e scambiarle con le amiche. Provate adesso ad aprire la scatole dove le avete conservate, sono sicura che farete un tuffo nel passato.
Gommine a forma di cioccolatini, avevano un profumo meraviglioso.
Io avevo la seconda da sinistra, in preda all’eccitazione olfattiva, provai a darle un morso
Indipendenza o tendenze antisociali?
Al tempo delle elementari ho capito molto di me e della mia capacità di stare in mezzo agli altri.
I giorni più felici erano quelli in cui Alfredo, il mio compagno di banco, si ammalava.
La mia gioia non aveva le sue radici in un sadismo precoce, ma nel fatto che finalmente potessi avere il banco tutto per me.
Quando la maestra, appurata l’assenza e vista la sedia vuota accanto alla mia, accorreva per assegnarmi un provvisorio coinquilino, una fulmine rotante partiva dal mio occhio e si scagliava dritto e preciso nel suo: “preferisco rimanere da sola e aspettare il ritorno di Alfredo, avendo cura del suo posto”, rispondevo.
A quel punto il gioco era fatto e in preda a una perversa eccitazione, partivo con l’allestimento della postazione: lo zaino del Mulino Bianco lo spostavo sulla sedia del febbricitante e assente Alfredo, per procedere poi alla disposizione del portapenne (anche quello del Mulino Bianco, li avevo avuti con una raccolta punti), infine, quaderni e libri venivano distribuiti su tutto il perimetro del banco.
Alla fine, soddisfatta del nuovo assetto e della conquista della mia indipendenza, sognavo che Alfredo non tornasse più…non successe e fui costretta a ridargli i suoi spazi per molto tempo ancora.
