E vedere da lontano gli ombrelloni-oni-oni

L’aereo è atterrato, anche stavolta mi sono salvata.

Dopo la testimonianza al matrimonio della mia amichetta le vacanze avrebbero dovuto avere inizio, ma si sa, la sfiga è sempre in agguato.

Convinco il mio quasi marito a rimandare la partenza di un paio di giorni promettendogli bagni in posti da sogno, quando il mio essere donna oggi si sprigiona in tutta la sua essenza.

Mesta mesta io e finalmente contento lui, partiamo alla volta del profondo sud, ho la gola devastata, faccio fatica anche a parlare.

Non mi ammalo mai, sono praticamente una roccia, ma mi piace stupire: il 7 agosto ho la febbre alta. Vado avanti così per 7 giorni.

Il 16 agosto, dopo aver rovinato parte della vacanza praticamente a tutti decido che è ora di rifare le valigie e sperare in un futuro migliore. Ciò che mi lascio alle spalle è un profondo senso di gratitudine da parte di cognati/e, suocera e quasi marito.

Salgo l’italia per poi riscenderla e andare in un altro sud, meno profondo, ma comunque sud. Lo faccio insieme al mio amichetto del cuore, promettendo anche a lui grandi meraviglie. Il viaggio è surreale. La compagnia anche: due signore sulla 60 ina, affibbiateci a nostra insaputa, - una praticamente muta, l’altra con una effervescente parlantina - , eccola mentre si rivolge a me dopo 5 minuti che eravamo in macchina: “e tu in cosa ti sei laureata?”, deve esserci qualcosa di karmico, è la mia spada di Damocle, “in niente”, le rispondo io, “ah studi ancora”, rincalza lei, “no”. Colpita e affondata. Maledetta università, maledetta.

Arriviamo. Solito senso di gioia nel rivedere il posto per me più bello al mondo.
Il mio mare, la mia spiaggia, la mia isola, il mio tramonto e felice di poter condividere tutto questo con il mio amico del cuore: il mare però è un po’ sporchino, la spiaggia piena di gente simpatica simpatica, l’isola a momenti non si vedeva, tanta era l’umidità e il fumo degli incendi, del tramonto nessuna traccia.

Bobbetto va via, non ho osato trattenerlo. Credo che lì non metterà più piede.

Beh, nonostante tutto, la mia estate non è stata niente male: ho preso molto sole, ho rivisto alcune amiche care, con altri purtroppo non ci siamo incrociati, con qualcuno, ho capito dopo, avrei fatto meglio a non incrociarmi, ma sono ugualmente contenta.

Lì, in riva al mare, col mio ipod nelle orecchie, ho ascoltato mille volte Giuni Russo cantare “Mediterranea”, ricordando il passato e immaginando tutto quello che invece deve ancora venire.
Giuni Russo, “mediterranea” 1984



Commenti

  1. 1 Elena

    Ciao,credo che Un’estate al mare di Giuni Russo sia la prima canzone che in assoluto ho canticchiato in vita mia.Avevo tre anni e la sentivo suonare ovunque,alla radio,in tv e in spiaggia tra gli ombrelloni.

    Rispondi | Posted 15 09 2007, 10:19 am
  2. Un’estate al mare voglia di remare! :) Come va,tutto bene?

    Rispondi | Posted 06 10 2007, 11:34 am

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# Anonymous says:

Posted on July 24th, 2008, 06:46