Indipendenza o tendenze antisociali?
Al tempo delle elementari ho capito molto di me e della mia capacità di stare in mezzo agli altri.
I giorni più felici erano quelli in cui Alfredo, il mio compagno di banco, si ammalava.
La mia gioia non aveva le sue radici in un sadismo precoce, ma nel fatto che finalmente potessi avere il banco tutto per me.
Quando la maestra, appurata l’assenza e vista la sedia vuota accanto alla mia, accorreva per assegnarmi un provvisorio coinquilino, una fulmine rotante partiva dal mio occhio e si scagliava dritto e preciso nel suo: “preferisco rimanere da sola e aspettare il ritorno di Alfredo, avendo cura del suo posto”, rispondevo.
A quel punto il gioco era fatto e in preda a una perversa eccitazione, partivo con l’allestimento della postazione: lo zaino del Mulino Bianco lo spostavo sulla sedia del febbricitante e assente Alfredo, per procedere poi alla disposizione del portapenne (anche quello del Mulino Bianco, li avevo avuti con una raccolta punti), infine, quaderni e libri venivano distribuiti su tutto il perimetro del banco.
Alla fine, soddisfatta del nuovo assetto e della conquista della mia indipendenza, sognavo che Alfredo non tornasse più…non successe e fui costretta a ridargli i suoi spazi per molto tempo ancora.