Volare, ohoh

…mi piace puntare sulla personalità, sebbene…

Sto per partire: fra 5 ore salirò su un aereo per tornare a casa e come ogni volta prego di non morire, ma stavolta la vedo dura.

Colgo l’occasione per lasciare alcune direttive ad amici e parenti: Continua a leggere questo post »



Toto Cutugno, come back home

Negli anni della mia infanzia televisiva e musicale c’era una presenza costante: un uomo dal capello nero e scalato, le giacche con le spalline, che, seduto a un pianoforte cantava inneggiando ad amori struggenti e passionali. Questuomo alla sua musa cantava: “Dimmi che nessun uomo ti ha fatto tremar come tremi con me”.
Poesia, pura poesia, declmata con voce roca e incerta.

Quando questuomo cantava e vinceva per la prima e unica volta il festival di sanremo con Solo noi era il 1980. A fargli compagnia in classifica Battiato con “Up patriots to arms” e Gianni Togni con “Luna”, ma allora, nel fulgore della sua carriera musicale, questuomo non temeva rivali.

Seguirono anni di successi, non solo musicali, ma anche televisivi grazie alla conduzione di alcune edizioni di domenica in.

Poi il buio. L’Italia, alla quale lui aveva dedicato versi di rara intensità come:

Buongiorno Italia che non si spaventa
e con la crema da barba alla menta
con un vestito gessato sul blu
e la moviola la domenica in TV
Buongiorno Italia col caffe’ ristretto
le calze nuove nel primo cassetto
con la bandiera in tintoria
e una 600 giu’ di carrozzeria
Buongiorno Italia
buongiorno Maria
con gli occhi pieni di malinconia
buongiorno Dio
lo sai che ci sono anch’io

lo ripudia, dimenticandolo, mentre schiere di ucraini, russi e moldavi lo idolatrano.

Riprendiamoci ciò che è nostro, facciamo ritornare Toto Cutugno fra noi.
Barattiamolo con gli Zeroassoluto e Paolo Meneguzzi.

Ciao Toto.

Toto Cutugno, “Solo noi”

Toto Cutugno a Bratislava canta “Il tempo se ne va”,

Franco Battiato, “Up patriots to arms”

Gianni Togni, “Luna”



Mi aiuti ad alzarmi?

E pensare che fino a un anno fa il mio migliore amico era Fred Flinstone…ora non riesco a vedermi più le gambe, ma il mio pc portatile è bellissimo…soprassiedo con entusiasmo.

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Voglio vederti danzare

Scene di vita vissuta

Lui: sai, io ho frequentato il mondo della danza

lei: ah, bello! Allora conoscerai di certo Enzo Avallone

Lui: ehm, no

Lei: ma come? Truciolo

Lui: ehm, no

Lei: ma come? il ballerino biondo che ballava negli anni 70 con Stefania Rotolo

Lui: Stefania chi?

Lei: ammetto che a volte sono un tantino petulante, ma a te mancano proprio le basi.

Questa sì che era una sigla: 3 minuti e 45 secondi di coreografie.
Stefania Rotolo e Enzo Avallone, dopo di voi nessuno più.

TILT, 1979



Quando c’erano le enciclopedie

Allora internet era fantascienza.
Niente cazzeggio quotidiano fra mail con catenone di santantonio e “fare networking”.
Niente wikipedia o motori di ricerca.
Allora era il 1983 e se avevi un dubbio, poteva anche capitarti di morire prima di conoscerne la soluzione.

Noi bambini, per esempio, alle prese con noiosissime ricerche scolastiche, ci affidavamo a una strumentazione cartacea, che o era lì perché acquistata consapevolmente o, come più spesso accadeva, perché un giorno i genitori, oramai sfiniti, svenuti, ma con la penna in mano opportunamente orientata verso la riga del “Firma qui”, si erano impegnati a pagare rate fino alla morte; quel giorno c’erano state visite: il rappresentante di enciclopedie, approfittando dello spioncino rotto, era riuscito a varcare la soglia di casa.

Se esisteva una cosa che allora era temuta da tutti era la vendita delle enciclopedie: i metodi per convincerti erano i più disparati, ma come al solito quello più efficiace era fare leva sui bambini.

Un giorno di una settimana di un mese del 1983, arriva a mio nome una bella letterina, il cui testo, rivolto direttamente alla sottoscritta, diceva che se la domenica successiva i miei genitori ed io ci fossimo presentati in un prestigioso albergo della mia città (teatro del futuro matrimonio della mia amichetta del cuore) avrei potuto ritirare una MERAVIGLIOSA bambola tutta per me: apriti cielo, neanche fosse stato il giorno più bello della mia vita.

Ho supplicato e convinto i miei ad andare: loro già sapevano, io speravo.
Già mi vedevo tornare a casa con quella MERAVIGLIOSA bambola, alta quanto me che mangiava, cacava, diceva mamma e mi faceva pure i compiti.

Finalmente domenica fu.

Ricordo due scene ben distinte di questo episodio:

1) i miei trascinati dalla mia forza mentre salivamo per le scale, e un signore che scendendo ci dice: “no, era un semplice incontro volto alla vendita di un’ enciclopedia”;

2) La figlia del signore che aveva i mano la MERAVIGLIOSA bambola

Era di pezza. Di quelle con le treccine di lana. Con la faccia schiacciata. Il corpo pure. Puzzava. Era alta sì e no 15 centimetri.

Ecco, questa mi piace ricordarla come una delle più grandi figure di merda della mia vita: verso mamma e papà, che hanno sempre ragione e verso me stessa, che ero, sono e sarò sempre una tontolona.

Ah, l’enciclopedia non l’abbiamo comprata, ne avevamo già una col suo bel vano raccoglitore: IQUINDICI, ma questo è un altro capitolo.