Meditate gente, meditate
Certo che negli anni ‘80 eravamo veramente avanti…chissà però cosa c’era dietro!
Renzo Arbore spot birra
A volte riaprono
Una della cose che più preferisco è fare la spesa.
Cerco con cura i supermercati dove spendere parte del mio tempo libero;
raccolgo con avidità i volantini delle offerte;
seleziono con apposita crocetta i prodotti più convenienti e, lista alla mano, compilata seguendo il percorso e la disposizione del punto vendita, esco di casa.
Dopo anni di frequentazioni, ho la mia lista di preferiti che non segue necessariamente un criterio di convenienza o di qualità. Diversi sono i motivi che mi spingono a comprare in un supermercato piuttosto che in un altro:
Alla Sma si risparmia; al Pam c’è grande scelta e ariosità; al Gs, a parte qualche punto oscuro sulle offerte speciali, ci sono dei deliziosi mini carrelli telescopici (adorati oramai non solo dalle nonnette).
Ma uno in particolare mi mette allegria: l’Esselunga.
Il punto vendita vicino casa è piccolo, tarato più sui single, non estremamente conveniente (ad eccezione delle offerte sui vini) e neanche fornito di tutte le marche.
Per una serie di coincidenze, mi sono trovata a farci la spesa sempre in momenti di semi gioia o felicità estrema (sono una che si accontenta di poco): colloqui di lavoro andati bene, promesse di assunzione ovviamente inevase, vacanze imminenti, il quasi marito che cambia lavoro per uno apparentemente più bello (cosa che peraltro succede mediamente ogni 8 mesi); oramai è tradizione andare lì quando c’è da festeggiare.
Un mese fa è stato chiuso.
Sgomento e un pizzico di tristezza; sono da poco tempo in questa città e già mi affeziono ai posti e per di più a un supermercato? Sono una passionale, con tendenza alla nostalgia, ma con capacità di veloce ripresa, per cui incuriosita dalla possibilità di avere nei paraggi un supermercato non ancora sperimentato, ho chiesto alla cassiera quale sarebbe stata la nuova insegna.
Riporto testualmente:
Io: (con un po’ di timidezza e timorosa di urtare la sua sensibilità) “chi subentrerà adesso” (e nella mi testa un turbinio di promettenti insegne circolavano vorticosamente: Conad? Careffour? Sigma? Maxi Futura? Alvi? e in più un paio di neologismi della GDO da me creati).
Cassiera: S-T-A-N-D-A
Io: S-T-A-N-D-A? Ma sono anni che non esiste più in tutta Italia;
Cassiera: (con sorriso beffardo) Infatti.
Nella mia infanzia anni 80 la Standa ha avuto un ruolo essenziale: era sì la casa degli italiani, ma in particolare la sentivo casa mia; mia madre ci aveva lavorato da ragazza, emancipandosi da un padre all’antica e aveva dovuto licenziarsi una volta sposata, perché le ragazze della standa dovevano essere rigorosamente signorine (quando licenziarsi perché sposate era un segno di un successo raggiunto e non una discriminazione). Quel posto per me rappresentava la giovinezza di mia madre, il luogo dove, vestita di gonne a palloncino e foulard tra i capelli, me la immagino con ancora una vita davanti e sogni da realizzare.
Tre giorni fa ho deciso di andare incontro al mio passato: emozionata sono andata alla rediviva Standa.
Piccole tracce dell’esselunga che fu, tanta confusione e nulla del supermercato di quando ero bambina.
Delusa, aspetto che ripeschino dal dimenticatoio quel meraviglioso gioco che facevano a Fantastico in cui una famiglia vinceva due minuti di spesa selvaggia, dove? Ovviamente alla standa, la casa degli italiani, almeno fino agli anni ‘80.
Occasioni mancate
Nel 1984 avevo 8 anni e Nanni Moretti portava al cinema uno dei suoi più grandi capolavori: “Bianca”.
Peccato che allora andavo al cinema solo per vedere “Flashgordon”, “Innamorato pazzo” e per mangiare le Bomboniere.
Trailer di Bianca, 1984
Kiss me Licia e l’educazione sentimentale delle bambine degli anni ‘80
Fra i tanti doni della Fininvest ai bambini degli anni ’80 c’è sicuramente il cartone Kiss me Licia.
Trasmesso da Italia 1 nel 1984, si guadagnò da subito la fascia di grande prestigio, quella delle 20.
Fu un successo strabiliante e scoppiò la KissmeLiciamania.
Fu prodotto ogni tipo di gadget dai quaderni alle figurine (ho al mio attivo 3 album completati) fino agli Lp (uno per ogni serie), tutti di grande successo. Ricordo i patti con mio padre prima di partire per le vacanze perché potessi ascoltare la musicassetta nello stereo della macchina e cantare a squarciagola.

Nel testo della sigla è riassunta la storia del cartone:
Un giorno di pioggia
Andrea e Giuliano
incontrano Licia per caso
poi Mirko finita la pioggia
incontra e si scontra con Licia e così
il dolce sorriso di Licia
nel loro pensiero ora c’é
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Ma pure Satomi che e’ un buon amico del biondo ed atletico Mirko
si e’ gia’ innamorato di Licia ma ancora non sa che anche Mirko lo è
ed ecco che la gelosia di già in questa storia entrerà
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Il tempo sistema un po’ tutte le cose e Mirko e Satomi fan pace
l’amore ha bussato alla porta di Licia e forse ora lei gli aprirà
chissa’ chi sara’ il fortunato che Licia cosi’ sposera’
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Kiss me kiss me Licia!
sigla tv
La musica è la solita: due amici, capelloni e musicisti si innamorano della stessa ragazza e a turno vi intrecciano una storia. Litigano, si dannano, e nel bene e nel male ritornano ad essere amici
Oggi, però, voglio confessare una cosa di cui mi sono sempre vergognata forse nella speranza che qualcuno, passando di qui, mi dica che non sono stata la sola.
Un sospiro e via: ho avuto una cotta spaventosa a rotazione per Mirko e Satomi, ma non per quelli in carne ed ossa della successiva serie televisiva con protagonista Cristina D’Avena, ma per quelli dei cartoni: in pratica mi sono innamorata di due disegni creati dalla mano di un giapponese qualsiasi.
Ce l’ho fatta e sto già meglio, ma continuo lo stesso a chiedermi il perché.
Ah dimenticavo, qualche anno prima ho avuto una liaison anche con i due fratelli di Georgie, Abel e Artur, ma quella è un’altra storia, credo infatti che quel cartone abbia spiegato a noi bambine degli anni ’80 molte cose…
Bellavista
Nel 1984 uscì nelle sale cinematografiche italiane Così parlò bellavista.
Il film, di un ingegnere napoletano della IBM, con la passione per la filosofia, è per noi, gente da Roma in giù, una vera e propria Bibbia.
Luciano De Crescenzo al suo debutto come regista ha fatto centro: pur descrivendo Napoli senza tralasciare neanche uno dei tanti luoghi comuni che l’hanno resa celebre, ne dipinge un quadro meraviglioso e mai scontato.
Il prof. Bellavista, insegnante di filosofia in pensione, dispensa pillole di saggezza ai suoi compagni di riunione: il vice portiere, il vice-vice portiere, o’ munnezzaro e il poeta in perenne ispirazione (proessò, permettete un pensiero poetico? “‘a libertà, ‘a libertà, pure ‘o pappavall’ l’adda provà”).
Per Bellavista esistono due tipi di uomini: l’uomo di libertà e l’uomo d’amore; il primo è milanese, stoico, non ama perdere tempo e per questo preferisce la doccia al bagno in vasca; il secondo è napoletano, epicureo, si fa le pummarole in casa perchè quelle in scatola non le ha conosciute di persona;
Un giorno arriva nel condominio il dott. Cazzaniga, milanese, direttore del personale dell’Alfa Sud.
Dopo un’iniziale diffidenza da parte di tutti, un provvidenziale blocco dell’ascensore costringe Bellavista e Cazzaniga a familiarizzare, scoprendo così che anche un napoletano e un milanese possono andare d’accordo e condividere gli stessi ideali.
Buona visione
Uomini d’amore e uomini di libertà
l’uomo del sud non va mai di fretta, tanto qualcosa con cui impegnare il tempo la trova sempre, fosse anche l’ascolto di un iperbolico racconto del tentato scippo di un cavalluccio rosso.
Riccardo Pazzaglia nella scena del “cavalluccio rosso”