Kiss me Licia e l’educazione sentimentale delle bambine degli anni ‘80

Fra i tanti doni della Fininvest ai bambini degli anni ’80 c’è sicuramente il cartone Kiss me Licia.

Trasmesso da Italia 1 nel 1984, si guadagnò da subito la fascia di grande prestigio, quella delle 20.

Fu un successo strabiliante e scoppiò la KissmeLiciamania.

Fu prodotto ogni tipo di gadget dai quaderni alle figurine (ho al mio attivo 3 album completati) fino agli Lp (uno per ogni serie), tutti di grande successo. Ricordo i patti con mio padre prima di partire per le vacanze perché potessi ascoltare la musicassetta nello stereo della macchina e cantare a squarciagola.

kiss me licia album.jpg

Nel testo della sigla è riassunta la storia del cartone:

Un giorno di pioggia
Andrea e Giuliano
incontrano Licia per caso
poi Mirko finita la pioggia
incontra e si scontra con Licia e così
il dolce sorriso di Licia
nel loro pensiero ora c’é
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Ma pure Satomi che e’ un buon amico del biondo ed atletico Mirko
si e’ gia’ innamorato di Licia ma ancora non sa che anche Mirko lo è
ed ecco che la gelosia di già in questa storia entrerà
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Il tempo sistema un po’ tutte le cose e Mirko e Satomi fan pace
l’amore ha bussato alla porta di Licia e forse ora lei gli aprirà
chissa’ chi sara’ il fortunato che Licia cosi’ sposera’
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Kiss me kiss me Licia
certo il loro cuore
palpita d’amore
amore si’ per te
Kiss me kiss me Licia
sono affezionati
ed innamorati
e pensan sempre a te
Kiss me kiss me Licia!

sigla tv

La musica è la solita: due amici, capelloni e musicisti si innamorano della stessa ragazza e a turno vi intrecciano una storia. Litigano, si dannano, e nel bene e nel male ritornano ad essere amici
Oggi, però, voglio confessare una cosa di cui mi sono sempre vergognata forse nella speranza che qualcuno, passando di qui, mi dica che non sono stata la sola.

Un sospiro e via: ho avuto una cotta spaventosa a rotazione per Mirko e Satomi, ma non per quelli in carne ed ossa della successiva serie televisiva con protagonista Cristina D’Avena, ma per quelli dei cartoni: in pratica mi sono innamorata di due disegni creati dalla mano di un giapponese qualsiasi.

Ce l’ho fatta e sto già meglio, ma continuo lo stesso a chiedermi il perché.

Ah dimenticavo, qualche anno prima ho avuto una liaison anche con i due fratelli di Georgie, Abel e Artur, ma quella è un’altra storia, credo infatti che quel cartone abbia spiegato a noi bambine degli anni ’80 molte cose…





Bellavista

Nel 1984 uscì nelle sale cinematografiche italiane Così parlò bellavista.
Il film, di un ingegnere napoletano della IBM, con la passione per la filosofia, è per noi, gente da Roma in giù, una vera e propria Bibbia.

Luciano De Crescenzo al suo debutto come regista ha fatto centro: pur descrivendo Napoli senza tralasciare neanche uno dei tanti luoghi comuni che l’hanno resa celebre, ne dipinge un quadro meraviglioso e mai scontato.

Il prof. Bellavista, insegnante di filosofia in pensione, dispensa pillole di saggezza ai suoi compagni di riunione: il vice portiere, il vice-vice portiere, o’ munnezzaro e il poeta in perenne ispirazione (proessò, permettete un pensiero poetico? “‘a libertà, ‘a libertà, pure ‘o pappavall’ l’adda provà”).

Per Bellavista esistono due tipi di uomini: l’uomo di libertà e l’uomo d’amore; il primo è milanese, stoico, non ama perdere tempo e per questo preferisce la doccia al bagno in vasca; il secondo è napoletano, epicureo, si fa le pummarole in casa perchè quelle in scatola non le ha conosciute di persona;

Un giorno arriva nel condominio il dott. Cazzaniga, milanese, direttore del personale dell’Alfa Sud.
Dopo un’iniziale diffidenza da parte di tutti, un provvidenziale blocco dell’ascensore costringe Bellavista e Cazzaniga a familiarizzare, scoprendo così che anche un napoletano e un milanese possono andare d’accordo e condividere gli stessi ideali.

Buona visione
Uomini d’amore e uomini di libertà

l’uomo del sud non va mai di fretta, tanto qualcosa con cui impegnare il tempo la trova sempre, fosse anche l’ascolto di un iperbolico racconto del tentato scippo di un cavalluccio rosso.
Riccardo Pazzaglia nella scena del “cavalluccio rosso”





E’ na’ catena ormai…

Dopo le vacanze di Natale non riuscivo a rimettermi al blog, così decido di rompere il ghiaccio raccogliendo l’ invito del buon Avanguard (Stracult) continuando la catena delle “5 cose che non sapevate di me”.

In realtà ero un po’ restia a farlo perché provo una certa ansia a dovermi descrivere.

Vabbè, bando alle ciance, tanto chi non fosse interessato può sempre decidere di non leggere.

1) ogni volta che faccio qualcosa non devo mai fermarmi, altrimenti non riprendo più. (basta vedere a quando risale l’ultimo aggiornamento del blog).
diario di un inconcludente.jpg

2) odio ex equo: banane, arance candite e chiodi di garofano.
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3) adoro le scarpe basse, e per questo ringrazio chi da due anni a questa parte ha rimesso in commercio le “ballerine” (oggi ne ho comprate due paia).
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4) non posso assolutamente pensare di camminare a piedi in strada senza ascoltare musica.

5) sono una vittima della Apple.





Babbo Natale, per te la porta è sempre aperta

Domani faccio ritorno alla “casa madre”, del resto si sa: “Natale con i tuoi”.

Mi aspetta una paziente attesa di Babbo Natale, che sono fiduciosa, quest’anno arriverà…qualcuno mi ha detto che ci tiene da morire ad avere un post dedicato a lui su questo bloggetto, speriamo solo si ricordi che l’ultima volta che ci siamo visti avevo più o meno 8 anni e che la maglieria magica di Barbie non sortirebbe su di me
l’ effetto di allora, ma il dolce forno sì, capito Babbo?

maglieria magica.JPG
Dolcefornott.jpg
Nel frattempo vi lascio con lo spot natalizio, ricordo dei miei Natali più belli.

Buone feste e buon anno a tutti quelli che capiteranno su questa pagina e mi raccomando se sentite delle campanelle, seguite da passi pesanti, non dimenticate di spegnere la luce e di ficcarvi sotto le coperte, qualcuno ha un regalo per voi:)
Auguri Coca Cola





Le “Vacanze di Natale” non sono più quelle di una volta

Odio i film di Natale e odio Massimo Boldi che insieme a Gene Gnocchi rimmarrà, a mio avviso, uno degli interrogativi inevasi nel panorama comico italiano.
Tuttavia non posso fare a meno di ammettere che un film-panettone (come si dice adesso) che ho tanto amato esiste…e lo grido ai quattro venti:
Vacanze di Natale 1983.

Mai ritratto di un’ epoca fu più fedele alla realtà. Gli anni 80 sono, in questa pellicola, magistralmente riassunti ed ora che la faccenda è stata metabolizzata e il periodo rivalutato, possiamo guardarla con un po’ di nostalgia e meno puzza sotto al naso.

Cortina
che pulula di riccastri milanesi, con marito impellicciato e moglie annoiata che ripiega sul pianista di piano bar (figura, allora più che mai sulla cresta dell’onda, seguita dal mestro di sci e da quello di tennis); comitive di figli di papà, per finire con gli immancabili “cafoni” che, dopo anni di sacrifici debuttano nell’esperienza della “settimana bianca”.

La musica “ruffiana” che richiama i successi più ballati in discoteca.

E poi gli occhiali a specchio (li ho portati anche io e spontaneamente), i mon boot pelosi, Claudio Amendola quando era figo, Cristian De Sica “nun me angoscià”, Karina Huff che mi ha rovinato un’ infanzia con il suo visetto da americanina e fisichetto inarrivabile, dulcis in fundo il maestro di sci che recita il suo motto fino ad anestetizzarti le orecchie (e chiunque abbia preso una volta nella vita una lezione di sci, sa di cosa parlo) “peso a valle e sci a monte” in rigoroso accento veneto.
Vabbè mi fermo qui e lascio la parola alle immagini.
buona visione